PALAZZO BISCARI

Nicoletta Moncada Paternò - Castello
Via Museo Biscari, 10-16
95131 Catania - Italy
Tel. 095 7152508 - 095 321818 - 329 4145955
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Storia

Palazzo Biscari, il più sontuoso edificio privato di Catania, rappresenta un caso unico, per la struttura, la pianta e le decorazioni. Dopo il terremoto che nel 1693 distrusse quasi interamente la città, Ignazio Paternò Castello III Principe di Biscari ottenne dal Luogotenente Generale Giuseppe Lanza, Duca di Camastra, artefice della ricostruzione catanese, il permesso di edificare il nuovo palazzo sul terrapieno delle mura cinquecentesche di Carlo V. Ignazio muore nel 1700, il figlio Vincenzo, IV principe di Biscari, inizia lavori organici e continuativi che dureranno più di un secolo e a cui parteciperanno i più grandi architetti catanesi dell'epoca: Alonzo di Benedetto, Girolamo Palazzotto, Francesco Battaglia e suo figlio Antonino.
All'inizio del Settecento l'edificio si presentava come un vasto trapezio, accentrato sul grande cortile a cui si aveva accesso attraverso un portale riccamente ornato e sormontato dallo stemma con i quattro quarti di nobiltà. Nei primi decenni del secolo Antonino Amato completò la decorazione della facciata alla marina. Per chi allora arrivava dal mare, l'incontro con il palazzo offriva, grazie al totale dispiegarsi del paramento decorativo, la snella visione dei balconi e delle lesene con decorazioni a fiori, putti e telamoni che emergevano dal fondo nero della base lavica. E' il trionfo non solamente di un gusto e di uno stile, ma anche delle capacità tecniche degli intagliatori e dei decoratori che si erano formati nel grande cantiere della Catania del XVIII sec.
La terrazza si prolunga in una linea ideale, la stessa che collega l'ultima parte del Palazzo Episcopale e che doveva far parte di quel "Teatro alla Marina" a cui pensavano i nobili e il senato catanese alla fine del dodicesimo secolo.
Guardando il palazzo dal mare si distingue la parte verso est, più austera e maestosa, realizzata dopo il 1750, caratterizzata dal gioco di colonne e dai profondi balconi. Qui Battaglia discosta senza boria la sua opera dalla decorazione degli Amato, accanto ai quali aveva svolto la sua attività giovanile. L'ariosa galleria, pacatamente ripartita tra larghi binati di semicolonne, s'imposta sul cordone delle mura, distendendo piane superfici e fusti levigati: strutture limpide, articolate in funzione del ritmo e del paesaggio. Senza forzare verso una fredda compostezza formale, Francesco Battaglia mostra la genuinità, se non il vigore, delle sue inclinazioni classicistiche.
Il palazzo raggiunse il massimo splendore con l'intervento di Ignazio V Principe di Biscari, uomo eclettico, appassionato d'arte, di letteratura e di archeologia una delle figure delle più significative nella vita culturale di Catania nella metà del Settecento. Committente non comune, il principe non si limita a manifestare all'architetto le proprie esigenze, ma suggerisce e propone modelli e soluzioni che gli vengono ispirate da tutto ciò che vede durante i suoi numerosi viaggi.
Interessato al progresso culturale della sua città fece edificare un teatro privato con due ordini di palchi e con un accesso esterno per il pubblico che concede per l'Opera in attesa che quello cittadino sia completato e in cui paga i palchi che si è riservato.
Ma forse è come archeologo che è il benemerito di Catania. Riedesel e Brydone hanno assistito di persona ai lavori che, sotto la sua direzione, hanno portato alla luce l'anfiteatro antico. Incaricato della intendenza per gli scavi archeologici nella Val Demone e Val di Noto (l'attuale Sicilia Orientale), dedicò un particolare impegno alla costruzione e alla sistemazione di un museo che volle come degna cornice per le sue raccolte archeologiche provenienti dagli scavi che lui stesso dirigeva (1746). Le ampie sale ornate di colonne, disposte intorno a due cortili racchiudevano una collezione scelta con competenza, lodata ed elogiata nei diari dei numerosi eruditi di tutta Europa che nel Settecento vennero a visitarlo. La raccolta non comprende soltanto oggetti antichi (medaglie, vasi, cammei, statue) ma anche un museo storico siciliano (armi, abiti, giocattoli) e un gabinetto di fisica e storia naturale (strumenti e minerali). Vi si trovano in particolare, sotto la denominazione di "frutti dell'Etna" dei campioni di lava, di zolfo ecc.

Oggi il cortile centrale del palazzo si presenta attorniato da costruzioni di epoche diverse e dominato dalla scalinata centrale a tenaglia che introduce nella parte più preziosa dell'edificio.
La visita dell'interno si rivela di non comune interesse. Legata alla personalità di Ignazio, si sviluppa una coerente distribuzione degli spazi, specchio di una misura di vita, che si deve svolgere in una casa confortevole per lo spirito e per il corpo, nell'ordine e in armonia con ideali che non restano limitati nella contemplazione del passato.
Dopo la sala d'ingresso che contiene grandi tele raffiguranti le piante dei possedimenti dei Biscari, superate le successive stanze, si entra nel grande salone, che riunisce molti artifici dello stile rococò. Tutto è luce: le specchiere, le bianche porte e il rilucente pavimento di mattonelle ceramicate napoletane. Posti sopra i camini,inseriti in eleganti nicchie, gli specchi con la loro luce riflessa, nel mondo allusivo del rococò, evocano simbolicamente il fuoco. Il cui dio, Vulcano, ritroviamo nel "Consiglio degli Dei" riuniti a celebrare il trionfo del casato dei Paternò Castello nell'affresco del soffitto di Sebastiano lo Monaco. Qui si trova una realizzazione quasi unica: il cupolino si apre in un ballatoio su cui si disponevano tutt'intorno i musicisti. La grande cupola è decorata con otto ovali con figure allegoriche contrapposte: Purezza e Vanità, Forza e Giustizia, Giorno e Notte, Amore e Morte.
Le porte sono sormontate da sette grandi tele che mostrano vedute di Napoli, di ottima fattura e piene di particolari della vita di ogni giorno e di riferimenti topografici ed architettonici. Sono opere di Eustachio Pesci (1771) autore anche delle vedute presenti nel Palazzo Reale di Portici.
Nell'ingresso dell'alcova di fondo le colonne vengono capovolte, quasi con finalità anticostruttive per scioglierle da ogni rapporto con i canoni architettonici e per inserirle nella predominante ricerca dell'asimmetria. Ma è nella galleria che si coglie il frutto più sorprendente del "nuovo stile" introdotto nell'Isola. La scala riceve con esatta tangenza la luce che entra dalle larghe vetrate, gli stucchi accompagnano il dispiegarsi del ritmo, quasi la descrizione nello spazio di una vaporosa piroetta. Opera che supera i risultati dell'attività degli artigiani locali, e che potrebbe essere nata dalla collaborazione dell'esperienza tecnica di Francesco Battaglia con i decoratori (pensiamo ad Antonio Pepe), stimolati dai disegni che il principe Ignazio raccoglieva per la casa e per la biblioteca. Sulla porta della galleria gli affreschi aggiungono un elemento ricorrente della decorazione rococò: scene galanti alla Watteau sulle quali scorciano prosperosi putti, gemelli di quelli che nel soffitto del salone allargano la corona di fiori e frutta.
Boiseries, intarsi, specchi, affreschi, porcellane, cineserie si ritrovano nelle stanze dell'appartamento del primo piano, una suite di tre piccole camere, l'ultima delle quali è di grande interesse. In essa il pavimento a commesso di marmi antichi, è simile a quello della stanza di Leda a Palazzo Rondinini a Roma ( 1760). Il gusto dei marmi antichi, sia come collezione che per reimpiego, conobbe grande favore nella seconda metà del '700 in seguito agli scavi di Ercolano. Trovare questo in Sicilia è di indubbio interesse poiché, mentre nella Città Eterna l'abbondanza di marmi antichi permetteva questi disegni con grandi lastre, ciò era molto più raro nelle città "periferiche". Le pareti sono rivestite da una boiserie in legno di rosa con intarsi che creano motivi "à berceau" con intrecci di rami e pagode "en chinoiserie" eseguiti con notevole maestria.
Nella stanza si apre una piccola alcova affrescata con motivi "rocailles", su un lato della quale è posta una grande e profonda vasca di marmo dalle alte pareti, che non parrebbe destinata per le semplici abluzioni. Fungeva forse da fontana interna, creando, insieme alla boiserie, una sorta di fresco angolo di Arcadia, consacrato a guisa dei luoghi ombrosi di un giardino, a conversazioni di cui possiamo ancora percepire l'eco.
In queste stanze eleganti vetrine mostravano porcellane e preziosi oggetti.

Fummo introdotti dal Principe il quale ci fece vedere la sua collezione di monete per un atto di deferenza speciale... Dopo aver dedicato a quest'esame un certo tempo, sempre troppo poco tuttavia, stavamo per congedarci, quando egli volle presentarci alla madre, nel cui appartamento erano esposti altri oggetti d'arte di più piccola dimensione...Ci aprì ella stessa la vetrina, in cui erano custoditi gli oggetti d'ambra lavorata... Questi oggetti come pure le conchiglie incise, che vengono lavorate a Trapani e infine alcuni squisiti lavori in avorio formavano la compiacenza particolare della gentildonna, che trovava il modo di raccontare in proposito più di una piacevole storiella. Il principe dal canto suo ci intrattenne intorno a cose più serie e così trascorsero alcune ore dilettevoli ed istruttive. Nel frattempo, la principessa aveva appreso che eravamo tedeschi, per cui ci domandò notizie dei signori von Riedesel, Bartels, Munter, tutti da lei conosciuti e dei quali aveva anche saputo discernere ed apprezzare egregiamente il carattere e il costume. Ci siamo congedati a malincuore da lei, ed ella stessa parve ci lasciasse andar via di malincuore.

J. W. Goethe - Viaggio in Italia

Il palazzo è ancora oggi in gran parte abitato dai discendenti della famiglia e i suoi saloni principali sono spesso usati per manifestazioni di prestigio di carattere mondano e culturale.
Gran parte delle collezioni raccolte nel museo del principe di Biscari sono state donate al comune e trasferite al Museo Civico di Castello Ursino.